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Mine vaganti, un esagerato inno all’omosessualità PDF Stampa E-mail
ItaliaNews - Intrattenimento
Scritto da Achille Della Ragione   
Domenica 14 Marzo 2010 20:04

Mine vaganti, un esagerato inno all’omosessualità

Ozpetek è notoriamente gay e nei suoi film ritiene che il mondo sia fatto a sua immagine e somiglianza, per cui, con candore e sfacciataggine, disegna una società pervasa dall’omosessualità, che viceversa costituisce in percentuale, almeno fino ad oggi, una trascurabile nicchia.

Nella sua ultima pellicola, Mine vaganti, sono ben sei i gay, circa la metà dei protagonisti, a tessere le fila di una storia patetica, ambientata in una famiglia tradizionale e benestante del leccese, attiva da decenni nell’industria della pasta, una delle poche risorse di un sud arretrato e provinciale.
L’apice della libertà espressiva del regista si condensa in un sinuoso balletto gay tra le onde del mare, quando la narrazione diventa irreale più che liberatoria.
I personaggi, interpretati da validi attori del nostro cinema, da Fantastichini, nelle vesti di padre padrone, ad Ilaria Occhini, una nonna prigioniera del suo passato, a Scamarcio e Preziosi, le due mine vaganti, diventano squallide marionette di una storia ai limiti dell’incredibile che Ozpetek cerca di far passare per normalità.
Un cattivo maestro, spesso incautamente osannato dalla critica, che diffonde falsi stereotipi tra un pubblico non sempre in grado di distinguere tra realtà e fantasia, costretto ad assorbire comportamenti che costituiscono l’eccezione, non la regola.
La scena madre si svolge attorno ad una tavola imbandita per una cena importante, durante la quale dovrà avvenire la presentazione dell’amico destinato ad entrare come socio nel pastificio di famiglia e la consacrazione del nuovo ruolo di comando che dovranno assumere i due figli maschi…, i quali inaspettatamente si dimostreranno inadeguati.
Una situazione canonica cara al regista, che fa esplodere durante il pranzo contraddizioni e tensioni represse, quasi a simboleggiare la volontà di colpire la pancia più che il cervello dello spettatore.
Un film che vuole essere rivoluzionario, picconatore di modi di pensare ritenuti superati ed anacronistici e che richiede un pacato discernimento per accogliere il messaggio senza rimanere contagiati.
 
Achille della Ragione

Ultimo aggiornamento Giovedì 18 Marzo 2010 15:41
 
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